IN QUESTO MONDO DI SPIE

6 feb

Arriva a bordo di una fiammante Aston Martin , così lucida e immacolata che sembra appena uscita dalla concessionaria.

Entra nell’atrio del casinò popolato da uomini e donne in abito da sera fasciato in uno smoking che presumibilmente costa quanto noi, comuni mortali, potremmo mai guadagnare in una vita intera. Va con passi sciolto al bar a prendere un Vodka Martini (agitato, non mescolato please) , dopodiché, si avvicina al tavolo del Blackjack come se stesse attraversando il vialetto di casa.

Gli uomini gli lanciano sguardi carichi di torva e sospettosa invidia e le donne lo guardano adoranti e seduttive.

Fa la vita che tutti vorremmo fare, guida macchine super accessoriate che noi possiamo solo scorgere sospirando sulle pagine di “Quattroruote” e ragazze che esistono solo sulle riviste gli cascano ai piedi come cacche di piccioni in piazza San Marco.

Ed è al servizio segreto di sua maestà.

E’ Bond, James Bond, naturalmente, in ogni sua incarnazione: l’immortale Sean Connery e l’ironico Roger Moore, l’improponibile George Lazbeny o il tormentato e sfortunato Timothy Dalton, il sofisticato Pierce Brosnan e l’ultimo (ma ,di certo, non ultimo) muscolare e inespressivo Daniel Craig; Bond è sempre Bond , in ogni posto vada, qualunque missione apparentemente suicida (e inevitabilmente vittoriosa) missione compia, qualsiasi donna mozzafiato riesca a sedurre o qualsiasi gadget usi quando sembra spacciato, 007 è diventato molto più di un personaggio letterario e cinematografico…è diventato un’icona, il portabandiera di ogni agente segreto del Mondo, un sinonimo per chi fa questo pericoloso e particolare (e spesso, spaventosamente cinico) mestiere.

Ma quanto riuscirebbe a resistere 007 nel mondo reale?

Chiunque abbia un minimo di cognizione del reale concorderà col dire che il personaggio di James Bond è del tutto insensato, che le spie, per definizione, devono scomparire, agire perennemente nell’ombra, essere degli uomini invisibili, non essere caratterizzati, né vestire alla moda, non devono attirare gli sguardi su di sé , o ostentare la loro figura.

Il recente film di Thomas AlfredsonLa talpa” con un grande Gary Oldman nei panni della spia George Smiley, ci da un interessante spunto di riflessione proprio su questo: finalmente al cinema una spia realistica: via i botti, le esplosioni, le pupe mozzafiato, i daquiri al sole dei Caraibi e i rolex con rampino incorporato, ma solo tante indagini, interrogatori fatti in qualche squallido motel di periferia e un protagonista anonimo, grigio, impersonale , un protagonista al quale probabilmente si lascerebbe il posto sull’autobus. Una spia dannatamente reale.

Ma, in fondo, il cinema e la realtà sono cose troppo diverse per poter veramente paragonare le due cose; quindi lasciamo James Bond sgommare con una macchina sportiva nella celluloide e lasciamo ai George Smiley del mondo il posto sull’autobus.

Andrea  Bisio

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